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venerdì, 10 luglio 2009
Avrei dovuto camminare i passi della vita sulle strade, fra la gente, fra le esperienze che ti tornano indietro come bagaglio, perché la vita è fare progetti, carriera, farsi largo tra il plotone infinito di una attesa infinita a fare la coda per la tessera del pane quotidiano. Nessuno ti regala niente, anzi se te lo regalano, te lo fanno presente sempre alla fine del mese. Allora cosa resta della mia vita? Ho da dare soltanto le onde del mare che ho ben presente nella mia mente come luogo comune di tutta la mia vita. La frase da ricordare è, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare. Non so da dove provenga, ma me la sono fatta propria, cosa c'è di più bello della voce del mare. Infinite inghirlandate sirene che sibilano il fruscio delle onde in eterno fluire del tempo. Cosa c'è di più melanconico che un inverno sibilando il vento al mare in burrasca. Cosa c'è di più tremendo del mare d'inverno in burrasca, lì si vede veramente la presenza ultraterrena di un Essere potente che tiene a bada la burrascosa semovenza di onde pericolose oltre la barriera degli scogli. E' tutto scritto, il mare l'arcobaleno e il cielo terso in una navigata solitaria sull'oceano atlantico, dopo le colonne d'Ercole. Che bello alzarsi presto la mattina e vedere l'alba sorreggere il fardello della notte dalle prime luci dell'aurora e poi aprirsi alla vita del sole! Tutto è stato creato da una mano divina che perdona le nostre colpe, perché noi siamo più che imperfetti di fronte alla perfezione assoluta di un pianeta a misura d'uomo, che è ad immagine e somiglianza divina. Ma cosa c'è di più divino del mare da amare ogni giorno di più fino a bere sette Cuba Libre al giorno per festeggiare con vigore lo spirito intenso della gioia di stare al mondo, sì, in questo sporco mondo, dove ne accadono tantissime di lordure, ma dove c'è la bellezza incomparabile del mare del sole, e dell'ombra, che ne è il suo negativo, ma che ci sia pure il male, perché necessario come il bene, perché attraverso il bene sia smascherato dalla sua pochezza in forma di spiritualità. Di fronte al sole, alla luna, all'arcobaleno, al cielo, al mare si allarga il cuore, ma di fronte alla mancanza, alla perdita, alla paranoia, alle schifezze più abominevoli della vita, mi viene l'istinto di scansare il volto, perché il bello, il dolce attrae, ma la malevolenza fa schifo
creato da: albertoteodori alle ore 00:09

mercoledì, 08 luglio 2009
E se le mie parole possono essere fraintese in prosa narrativa, più che in prosa poetica, allora in me tutto cambia, e cambia la mia poesia, e viene stravolta la mia vita di poeta, perché a me poco importa il canone su cui viene fatta poesia, perché, per me, è sempre poesia qualunque forma su cui viene fatta poesia, basta che sia poesia.
creato da: albertoteodori alle ore 06:28

venerdì, 03 luglio 2009
Mentre la notte affievolisce il suo corso, prorompe l’aurora a tendere all’orizzonte l’arco della vita, e dove troveremo amarezze, esse si tramuteranno in gioie, perché la vita è troppo corta per essere vissuta in malo modo. Se non presti attenzione la vita ti si prende la parte migliore, la serenità. Occorre sempre essere sereni per non entrare in conflitto con la vita stessa. Occorrerebbe mantenere sempre un certo equilibrio per non pendere dai troppi lati positivi che ti adulano, e tu ti culli nell’adulazione che è un errore, ma non bisognerebbe essere troppo pessimisti per auto flagellarsi. Non bisognerebbe prendersi troppo sul serio, manifestando sempre autoironia. Questo è il giusto spirito per distaccarsi un po’ dall’attaccamento terreno a cui tutti tendiamo. Viviamo il presente, senza pretendere troppi elogi, ma neanche incolparsi di colpe inadeguate per una vita senza troppe pretese. Occorrerebbe approfondire il pensiero di autori importanti su chi ci ha preceduto in questa terra, invece di seguire i nostri pensieri, a volte denigratori per se stessi. Occorrerebbe essere più distaccati da ciò che ci sovrasta, e non renderlo un macigno, caricando la realtà di troppi lati negativi su noi stessi, per rendere il macigno più leggero e non tormentarsi ad arrovellare troppo il cervello di fatti o pensieri squalificanti. Speriamo, o almeno io lo spero, che quello che ho sinora scritto, non rimanga retorica, ma sia persuasione sul fare e l’agire, più che sul pensare, e che sia una pagina non andata persa nei meandri della fantasia, ma rimanga, per me, volontà sull’agire umano, su chi cioè, è dotato di ragione.
creato da: albertoteodori alle ore 06:03

mercoledì, 01 luglio 2009
Nel suono del vento
Odo stormire le foglie
Che mi parlano
Di luoghi lontani
E incontaminati dal tempo.
Essi si nascondono
Sotto le grotte marine
Dove le sirene si riposano
Per interi millenni.
creato da: albertoteodori alle ore 09:15

lunedì, 29 giugno 2009
Sarà supposto
Che il mio io crolli
Ad un decimo di secondo
Dalla verità?
Sì, perché la verità
Non è che la morte.
creato da: albertoteodori alle ore 18:59

lunedì, 29 giugno 2009
Aldilà di ogni cielo,
aldilà di ogni notte,
parlami con il cuore
e sormonterò cattedrali
e ghirlande di fiori infiniti
da qui al sovrumano
quando ci siamo conosciuti
e tu lavoravi studiavi e vivevi
ed io ero morto dentro
ma vedendoti sono risorto
e chissà se potrò rivederti ancora,
tutto va a rilento ma mi accontento.
creato da: albertoteodori alle ore 15:56

venerdì, 26 giugno 2009
Quando il vento frantumerà l’arcobaleno in migliaia di smeraldi incastonati da merletti d’alabastro e l’intero sidereo canterà il tuo nome, allora, solo allora potrò dire di non avere vissuto la mia vita indarno. E se ci saranno oceani di bellezza trasportati da chimere sognanti, io potrò dire di aver sposato la compagna giusta per me. Ogni cosa non è a caso, tutto è scritto nel libro della vita ed io dovevo diventare quello che sono e dovrò accettarlo prima o poi. Oh se i folli dicessero la verità sulla vita! Loro sanno tutto in anticipo e nessun folle è così amato come il folle di Dio. Quando lui armato di coraggio divino espugnò la chiesa locale per farne una universale. Sarà arrivato alle 23.00 l’intercity per Monaco? Domanderò al bigliettaio una volta in treno, intanto prendo il sole 24 ore, sì va bene, mica è vero! Anche nelle giornate più lunghe il sole arriva massimo 12 ore. Sarà un errore di stampa! Però dicono che i folli hanno sempre ragione, ma qui ho torto marcio, come le uova che mi sono state tirate ad una lettura di poesia per non udenti, io non capivo i loro gesti e loro non sentivano la mia voce, però hanno la mira giusta, le uova, quattordici, sono andate tutte a segno, mentre io mettevo il segnale di lettura sul mio libro che stavo leggendo, per puro caso il libro si è salvato, ma i miei occhiali contenevano sette tuorli e un sacco di albume. Per chi non lo sapesse il tuorlo è il maschio dell’uovo e naturalmente l’albume è la parte femminile. Sì va bene ma l’uovo l’hanno tirato intero. Nessuna recriminazione, soltanto quelli dell’organizzazione mi dovevano specificare cosa significasse L.I.S. lettura integrale per sordi. Non sapendo chi stessimo aspettando e data l’ora tarda, io mi sono messo a leggere, non l’avessi mai fatto, dopo a uova sbattute in faccia mi dissero confidenzialmente che stavano aspettando la traduttrice simultanea per i non udenti. E tra l’altro, dopo quella lettura bagnata all’uovo, non ebbi più il coraggio di leggere poesie in pubblico. Non sopporterei i pomodori in faccia!
creato da: albertoteodori alle ore 23:39

martedì, 23 giugno 2009
Vola nel cielo terso, lasciati guidare dal tuo istinto e mantieni la rotta dell’amore, e verranno giorni di festa, giorni tristi e meno tristi. Ma ci sarai tu a guidare verso la rotta dell’amore. Ama il vento che ti sussurra i capelli. Ama il sole che asciuga il pianto. Ama l’ombra, perché ogni cosa positiva ha il suo negativo. Ma ricordati, tu sei una donna nata per amare, amare senza condizioni. Tu sei una donna stupenda che ogni uomo vorrebbe accanto a sé, perché sei amore allo stato puro, e ricordati, io ho cantato frasi piene d’amore al mattino, quando c’eri tu che me le dettavi. Ama, vivi, gioisci, immergiti in una fontana colma di ninfee, tu ne sarai la regina. Vestiti di rugiada ogni giorno, e dà il buongiorno al mattino che ti viene a svegliare. E dai la buonanotte all’oscurità. Sogna abeti innevati, sogna il mare, l’importante è sognare di essere cullati dalla neve o dalle onde del mare. La neve è così soffice che non si sente, ma il mormorio del mare ti cullerà in oceani di freschezza, e dormirai, e sognerai le magnificenze della natura con te accanto. Vola libera da ogni vincoli terreni, perché tu sei così ariosa che nessun umano ti potrà frenare. Allarga ben bene le tue ali, e segui la scia di un refolo di vento, che ti trasporterà libera ed unica in questo mondo di doppioni, falsi ed ipocriti. Tu sarai di esempio di come la libertà costi il mondo intero, e tu l’hai raggiunta, scavalcando l’abisso delle banalità, e raggiungendo l’onnipresente uscita di sicurezza, la vita.
creato da: albertoteodori alle ore 13:11

sabato, 20 giugno 2009
Andavo per le montagne, che si ergevano fra cattedrali alte fino al cielo, ed io camminavo sulla mia ombra, candelabri a migliaia erano nelle cattedrali e si sentivano angeli cantare osanna celesti fino al sorgere del sole, dove l’ombra scompariva e camminavo solitario sperando di incontrare un segnale che mi desse l’idea di universalità di ciò che avevo udito e visto, o forse era tutto un sogno anche il mio stare lassù, fra gli alti abissi che colmavo con la mia memoria, poi vidi avvicinarsi verso di me un bambino di dieci anni che appena mi vide mi abbracciò quasi fossi il messia.
-io non sono che un povero diavolo in cerca di me stesso.
e quando glielo dissi, lui pianse lacrime amare.
-perché lungo la mia strada tutto è difficile, io voglio capire l’essenza vera dell’esistere su questa terra, non nego niente di ciò che l’uomo ha saputo fare, ma la morte? Perché il distacco ? Perché ci si deve lasciare in questa vita? Muoiono ogni giorno centinaia e centinaia di uomini e nascono centinaia e centinaia di bambini. Ma dove sta andando il mondo? La nascita può essere anche meccanismo meccanico di sesso, ma la morte? Dove va il suo canto, prima di giungere all’occaso delle proprie destinazioni. Perché si smarrisce la strada giusta e si intraprende la strada malvagia? Sarà il vero purgatorio la vita stessa? Forse che chi sopporterà di più i tormenti della vita sarà premiato? Comunque c’è sempre un nascere e un morire lo stesso giorno formato da ventiquattro ore. Un giorno passato nella casa del Signore vale più che mille altrove.
-chi ti ha ammaestrato in questo modo ragazzo?
-un pastore di pecore.
-aveva con sé un libro?
-eccolo!- e lo porse allo sconosciuto- mi disse tante di quelle cose, tra cui che quello è il libro della vita, e mi disse di custodirlo bene, e mi ha anche raccomandato che questo libro non andasse in mano a persone indegne.
Volle accodarsi ugualmente con me, io non parlavo, ma ascoltavo il silenzio di grandi aquile sopra di noi vedere i nostri minuscoli passi verso un non so che. Ero attonito e avevo fame, avevo con me pochi spiccioli, e non sapevo se fossero stati sufficienti per un pasto caldo per due persone, il bambino mi seguiva con devozione e naturalmente voleva che non lo portassi sulla strada cattiva, ma un sesto senso mi diceva che dovevamo trovare presto o tardi una locanda, e la trovammo, era la taverna dell’Angelo, ed io chiesi al locandiere dove conducesse tale strada.
-come non lo sapete?
-no, risposi io.
-conduce al folle abisso, la strada a destra invece conduce al pozzo della conoscenza.
-e che c’è al pozzo della conoscenza?
-andate e lo saprete.
Prendemmo al bivio dopo trenta chilometri di incontri assai strani, la svolta a destra, mi sono domandato spesso di quegli incontri e del perché, dopo molto tempo, riflettendo, pensai che erano delle prove per dimostrare se veramente eravamo degni del pozzo della conoscenza, dovemmo baciare sulla bocca una lebbrosa, dovemmo ingabbiare tre leoni, che ci venivano incontro e dove per terra trovammo le armi per difenderci, erano due lance e due scudi, e incontrammo tre folli che dovemmo ammansire, dal momento che le due prove per arrivare al pozzo della conoscenza l’avevano provati così tanto da perderci il senno, e per loro non vi era altra alternativa che il folle abisso. Fu veramente uno strazio assistere alla loro dipartita, ma era messo in conto che non tutti sono allenati a prove simili. Prendemmo la strada a destra, e c’era effettivamente un pozzo, io avevo sete e bevvi così tanto da non riconoscermi, ero un altro, avevo la conoscenza con me. Incominciai a non capire. Bevve anche il ragazzo, e fece lo stesso effetto strano anche su di lui. Entrambi non capirono. Davanti a loro c’era il paradiso terrestre con ampi frutteti, mele, pere, uva. C’era da vivere una vita. E le montagne? Tutto dietro di loro era scomparso. Loro erano gli eletti, ma perché proprio loro? Intorno non c’era nessuno, soltanto chilometri e chilometri di frutteti. Era davvero il paradiso? Ma è proprio vero che quando si ha la conoscenza con sé non si comprende ciò che si sta avverando? Eppure il mito della creazione è tutt’altro che così, avendo mangiato del frutto della conoscenza loro compresero. Intervenne all’improvviso un uomo sconosciuto, che disse:
-ma loro non bevvero, mangiarono soltanto il frutto della conoscenza, perché volevano diventare dèi loro stessi, voi invece avete bevuto nel pozzo profondo della vostra conoscenza dove, avendo cercato bene in vita, avete trovato Dio.
-ma lei chi è?
-sono il guardiano del paradiso terrestre.
E il ragazzo riconobbe così il vecchio pastore e si abbracciarono fraternamente, e al ragazzo uscirono delle lacrime, questa volta di felicità.
creato da: albertoteodori alle ore 12:09

venerdì, 19 giugno 2009
Se nel tempo
Sgorgasse la stessa storia
In questo immenso spazio
Resterà lo stupore
A sognare albe lontane
Senza limiti e confini
creato da: albertoteodori alle ore 09:36

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